Ieri, 28 ottobre 2026, hanno celebrato i 166 anni del Corpo della Polizia Locale di Bologna.
In realtà fino al 1986 era il Corpo dei Vigili Urbani.
Il Corpo nacque ufficialmente nel 1860 come Corpo di Guardie Municipali e mi fermo qui, non voglio parlare del passato.
Da quando sono in pensione ho smesso anche di preoccuparmi del futuro.
L'unico vero legame che ho mantenuto con il Corpo è mio genero, che, vincendo il concorso, è entrato a fare parte di quella realtà e mi racconta la sua esperienza quotidiana.
Ho letto alcuni commenti idioti su Facebook sotto le immagini del giuramento dei neo assunti.
Del resto, durante i miei vent'anni di carriera, ho dovuto sopportare l'ignoranza di tanti leoni da tastiera e di cittadini arrabbiati per una sanzione o una denuncia.
La spesso odiata amministrazione comunale.
Salto a piè pari ogni tentativo di dialogo con chi sa solo criticare e dileggiare.
Il lavoro di agente della Polizia Locale è fondamentale e imprescindibile nel nostro paese, un agente deve occuparsi di un ambito operativo vastissimo dalla polizia urbana alla polizia giudiziaria, passando dai mercati ai trattamenti sanitari obbligatori, dagli incidenti stradali all'abusivismo edilizio.
Uno dei pochi compiti che differenziano questi professionisti, oggi, dalle altre forze dell'ordine, è soprattutto l'ordine pubblico.
Ma nell'immaginario collettivo chi indossa il berretto bianco rimane un vigile urbano, braccio armato dell'amministrazione comunale, buono solo a distribuire sanzioni e penalizzare il povero cittadino.
Spero che quei giovani che ho visto ieri in Piazza abbiano una piccola parte dell'entusiasmo che avevo io quando mi ritrovai a quarant'anni con quella divisa addosso.
Spero che siano consapevoli della responsabilità morale che portano ogni giorno con la loro divisa.
E infine spero se ne freghino del giudizio di chi non sa cosa significa lavorare per strada, rischiando ogni giorno personalmente la pelle per servire e proteggere.
Lunga vita al Corpo della Polizia Locale di Bologna.




